sabato 17 maggio 2014

Icaro involato (Raymond Queneau)


Scrittura. Magie. Varie ed eventuali. Ah già, a volte bisogna parlare della trama. Però, vi avverto qui la trama è surreale e io non ho voglia di raccontarla. Perché qui abbiamo meta-trame che s'intersecano, sentieri che s'inerpicano e poi a valanga discendono, meta-fiction. E in una lotta senza quartiere come è il rugby della nostra vita, questo è un romanzo che arriva a meta e non a metà, pardon. E' intero, come un bel frutto da sbucciare, dolce o amaro che preferiate, solo se avete pazienza, lungimiranza, desiderio di fragranza, concupiscenza nell'affrontare la lettura. No, non sono parente di Queneau, non ci provate. Non so manco che faccia abbia, perché degli scrittori di una volta spesso non conosciamo il volto. Ci piacciono. Perché ci dicono cose e noi ascoltiamo, loro ci immaginano sapienti e gorgoglianti mondi e noi li viviamo, ci costruiscono metafore e a noi, a volte, non ci resta che distruggerle, con qualche rammarico, una volta richiusa la quarta di copertina.


Magie. Non c'è niente di più metaforico che iniziare un romanzo e chiamare il protagonista Icaro, come qui appunto accade. Ogni viaggio della scrittura è provare un volo che ci porti al sole della empatia emotivo-estetica. Ma la scrittura vive di dinamiche instabili, si nutre di misteriosi cibi degli dei. Quindi può accadere, come effettivamente accade, che un bel giorno questo ieratico ed evocativo personaggio decide di fare armi e bagagli a scomparire dalla pagina (si, fugge,esce fuori dal libro, dalla scrittura), avventurandosi nella vita vera e gettando il suo Dedalo creatore nello sconforto più cieco. Perché Icaro è il personaggio principale di un romanzo a venire che lo scrittore schizzinoso e ansiolitico ha appena iniziato a scrivere. E non esiterà a chiamare polizia ed agenti privati per rintracciarlo. Senza personaggio il romanzo non si fa. E lo scrittore diventa come un gatto senza le fusa (metafora trita, i know). Anzi, meglio,torna un uomo qualunque. E gli scrittori detestano essere qualunque Nel frattempo Icaro, personaggio di un romanzo che diventa di carne ed ossa, non potrà che innamorarsi di una donna cruciverbica, LN (in francese si legge ell-en). Icaro così in questo acutissimo e paradossale romanzo di formazione, avrà la sua iniziazione ad essere umano con tutti i suoi pregi e difetti di personaggio letterario. 

Varie ed eventuali, come no. Certi che la Letteratura non è tutto ma che tutto può essere Letteratura. Un giorno, forse nella prossima vita, dovrò pure rendere conto a me stesso, e chiedermi perché mi piace leggere: allora, come promemoria regalerò questo libricino a questo intervistatore impertinente e con un sorriso gli dirò svela l'enigma. Mi immagino già la faccia di questo baldanzoso contraltare, curioso e mefistofelico, sicuro di approdare alla verità attraverso un esile romanzetto che assomiglia ad un testo teatrale, che scivola via soprattutto se ci si sforza di immaginarlo in lingua originale, perché certi segreti vanno svelati non con un idioma qualsiasi ma con la voce del cuore o della ragione che possono essere al massimo livello solo se in madrelingua. Non è un caso che questa fantasia al potere ha come anno di uscita il 1968. Chapeau. 

E chi è Queneau (1903-1976)? E' un teorico della letteratura esponenziale, un maestro scanzonato e raffinatissimo del gioco semantico della parola, un mago ispirato e arguto teso alla sperimentazione, autore di grandissimi successi quali "Zaziè nel metrò", finito anche su pellicola con la regia di Malle e lo splendido, sognante, oniricamente sublime "I fiori blu", classico libro per tutte le età ed adatto a tutti i palati, a chi è a dieta di sogni o a chi ingrassa mentalmente solo sognando. Indimenticabili poi le sue acrobatiche peripezie teoriche in "Esercizi di stile". Non a caso fu grande amico di un altro grande e inimitabile, Italo Calvino. Questo può bastare come passaporto per l'olimpo della Letteratura. Fortemente sconsigliato alle anime candide ma succubi, ai professori, agli allineati, è un romanzo per ribelli atipici che non sfuggono la concretezza ma semplicemente desiderano averne una diversa rispetto a quella arida che si trovano davanti.